Utilizzo sociale della fotografia
Fin dalla sua nascita la fotografia venne applicata ad uso della rappresentazione della realtà, nel senso che si cercava di rendere il più fedelmente possibile l'immagine ritratta, addirittura nei colori, come abbiamo visto precedentemente. Alcuni fotografi poi si occupavano di quello che possiamo definire una forma di reportage ante litteram, documentando nei limiti del possibile i temi dominanti la realtà sociale del loro tempo. Ed uno di questi temi fondamentali sviluppato a fondo dai fotografi del tempo era la guerra. Le prime foto documentaristiche raffigurano infatti scene di battaglia, più o meno realistiche, e comunque la realtà del conflitto. Ma, curiosamente, a volte sia per ragioni politiche che umane, alcuni fotografi anzichè dare risalto alla drammaticità delle situazioni che affrontavano cercavano di nasconderle, come nel caso della guerra di Crimea dove l'Inghilterra e la Francia combattevano a fianco della Turchia contro la Russia. I combattimenti erano aspri e nel 1855 l'opinione pubblica britannica, che non aveva accolto favorevolmente l'entrata in guerra, era sconvolta dagli articoli dell'inviato del Times, William Howard Russel, che parlavano di soldati decimati dalla guerra e dal colera. ciò indusse la casa reale a promuovere una spedizione fotografica il cui scopo sarebbe stato quello di diffondere immagini in grado di rendere all'opinione pubblica un ritratto della guerra il meno cruento possibile, pur rappresentandone la drammaticità. E a questo scopo venne incaricato il più famoso fotografo inglese del periodo: Roger Fenton. Egli giunse a Bataclava il giorno 8 marzo del 1856 e assolse subito il suo compito fotografando le retrovie, ricavando immagini statiche di ufficiali e soldati. Possiamo considerare queste come le prime immagini fotografiche di guerra giunte fino ai giorni nostri anche se un fotografo rumeno, tale Carol Pop de Szathamari aveva già realizzato delle immagini di guerra in Valacchia nel 1853 ma che non sono mai giunte a noi. Fenton realizzò le sue foto con apparecchi di diverso formato usando lastre al collodio umido. Più realiste delle immagini di Fenton risultarono quelle di un altro fotografo, James Robertson che, giunto in Crimea nel 1855 si avvalse della collaborazione di un veneziano poi naturalizzato inglese, tale Antonio Felice Beato. Altre guerre rappresentate fotograficamente sono state quella di Roma nel 1849 dal Lecchi, dove i patrioti italiani difendevano la Repubblica Romana dall'offensiva francese, ma anche la campagna italiana di Napoleone III, alleato dei piemontesi contro gli austriaci, immortalata dai francesi Ferrier e Soulier.Ma l'evento bellico che scatenò una vera e propria forma di reportage fu la guerra civile americana. A questa missione documentaristica partecipò una vera e propria schiera di fotografi, più o meno fortunati, alcuni dei quali dotati di veri e propri "carri fotografici". Tra questi ricordiamo quello che ha dato di più in tal senso, lasciando centinaia di preziose illustrazioni, malgrado si fosse indebitato a tal punto in questa impresa da dover cedere tutta la sua attività alla ditta fornitrice di materiale fotografico. Si tratta di Matthew Brady, proprietario di uno dei più noti studi ritrattistici d'America. Tra gli altri ricordiamo anche dei collaboratori di Brady, quali Alexander Gardner e George Barnard.Un altro grande terreno su cui si scatenarono i fotografi di reportage fu rappresentato dalla prima guerra mondiale e poi dalla successiva. E stavolta il fine non era solo documentativo, anche e soprattutto patriottico. Le centinaia di foto realizzate in quegli anni vennero diffuse ampiamente dalle riviste illustrate dell'epoca come, per esempio, "L'Illustrazione Italiana" o da altri rotocalchi. Ma la diffusione era assicurata anche dall'uso, in voga in quel tempo, delle cartoline postali. Le immagini in questione erano moltissime ed erano opera di numerosi fotografi che riuscivano ad ottenere immagini valide che però non consentivano quasi mai a nessun fotografo di emergere sugli altri. Questo forse anche perchè la tecnica stava già rendendo disponibili ai più apparecchi moderni, talvolta più portatili e prodotti su scala industriale che contribuivano a livellare la tecnica fotografica. Malgrado ciò uno più di altri viene ricordato ancora: Andrè Friedman, meglio noto come Robert Capa. Tralasciando i cenni sulla vita romanzesca di questo ebreo ricordiamo che diede il meglio di sè, fotograficamente parlando, nella guerra di Spagna (valga per tutte la famosissima foto del miliziano colpito a morte).
Finora abbiamo parlato della guerra ma non dobbiamo dimenticare che lo stesso interesse documentativo i fotografi manifestavano nei confronti della realtà sociale, fin dall'inizio. Già nel 1851, infatti,Richard Beard realizzò xilografie sulla realtà sociale di Londra (purtroppo andate perse) ma nel 1877 fu realizzato, ad opera di John Thomson un vero e proprio reportage dal titolo "Street Life in London". Dall'altra parte dell'oceano, intanto un altro fotografo, Jacob Riis realizzava un quadro della società americana di fine ottocento con l'opera "How the Other Half Lives". L'intento di Riis era di divulgare le precarie condizioni di vita della povera gente americana, ponendo in evidenza quelle che secondo lui sarebbero potute essere le cause generanti la diffusa delinquenza. Sulla sua scia troviamo un altro fotografo americano, Lewis Hine, il cui merito più grande sta nell'aver denunciato con la sua opera lo sfruttamento del lavoro minorile. La sua opera infatti contribuì alla promulgazione di una legge in tal senso. In Europa, intanto si sviluppava, ad opera di August Sander, una ricerca fotografico-sociologica in Germania. Il culmine della celebrità venne raggiunto da Sander nel 1929 quando fu pubblicato un libro con le sue immagini della realtà sociale tedesca. Ma con l'avvento del Nazismo l'opera del fotografo venne definitivamente fatta cessare e la sua produzione venne data alle fiamme.
L'opera della fotografia trovò ulteriori impieghi col passare degli anni. Aggiornandosi in continuazione le tecniche si sviluppò il fotogiornalismo e con esso la possibilità di disporre in tempo reale delle immagini di quanto interessa. Contemporaneamente la diffusione di apparecchi fotografici sempre più perfezionati ha portato la fotografia in casa di tutti. Il formato del fotogramma unico ha permesso lo sviluppo di pellicole sempre più affidabili e la produzione industriale su vasta scala ha abbattuto i prezzi consentendo di accedere alla tecnologia ad un costo contenuto.