La storia della Zeiss Ikon

 

Tutto inizia nel 1846, quando il trentenne Carl Zeiss, già con qualche anno di esperienza nel settore della fabbricazione dei microscopi, decise di stabilirsi a Jena, cittadina non lontana da Lipsia (in quella che una volta era la Germania dell'Est), dove aprì un piccolo laboratorio (circa venti dipendenti) per apparecchi di precisione. Grazie alla qualità dei suoi prodotti ben presto la Zeiss divenne fornitore dell'Università di Jena. L'alta qualità ottica e meccanica dei microscopi prodotti (Carl Zeiss in persona si curava personalmente di fare a pezzi a martellate i microscopi che non passavano il suo "controllo di qualità") fece vincere alla Zeiss il primo premio all'esposizione di Theuringen, nel 1861: medaglia d'oro come uno dei migliori prodotti fabbricati in Germania. A partire dal 1870 la Zeiss ridusse l'artigianalità del processo di fabbricazione ed adottò dei macchinari che le consentirono di iniziare a produrre in serie. Tale innovazione, in controtendenza con le abitudini degli altri produttori ancora legati alla fabbricazione artigianale, spalancò alla Zeiss il mercato della ricerca scientifica, grazie alla qualità ed alla quantità dei prodotti che poté garantire. Quando il dottor Koch annunciò di aver scoperto il bacillo della tubercolosi, ringraziò pubblicamente la Carl Zeiss per l'aiuto dato alle ricerche.

Nel 1872, Carl Zeiss conobbe il direttore dell'osservatorio di Jena, Ernst Abbe, classe 1840, professore di matematica. I suoi studi sui sistemi ottici consentirono alla Zeiss di mettere a punto procedimenti di lavorazione delle lenti assai complessi, dai quali si ottenevano lenti molto ricurve grazie alle quali si poterono costruire microscopi assai più piccoli di quelli della concorrenza. La competenza scientifica di Abbe era notevole, e grazie ad essa (basti citare che si deve a lui l'elaborazione del "numero di Abbe", un valore che esprime la relazione fra l'indice di rifrazione dei materiali e la lunghezza d'onda della luce) la Zeiss vide progredire enormemente il livello qualitativo dei suoi microscopi; va citata anche la nascita di una sezione astronomica delle officine Carl Zeiss. Nel 1876, su proposta di Carl Zeiss, Abbe entrò nella società.

Il terzo elemento chiave per la nascita della Zeiss fu Otto Schott, nato nel 1851, esperto vetraio formatosi prevalentemente nella vetreria del padre. Nel 1879, il giovane Schott inviò ad Abbe un nuovo tipo di vetro, all'ossido di litio. Colpito, Abbe iniziò un fecondo rapporto di collaborazione con Schott. Nel 1881 lo invitò a trasferirsi a Jena, per proseguire insieme le ricerche, e l'anno seguente Schott accettò.

    Ernst Abbe              Carl Zeiss             Friederich Otto Schott

Il 21 ottobre 1883, Carl Zeiss, Ernst Abbe ed Otto Schott fondarono a Jena la Schott und Genossen ("Schott e Soci"). Tra i soci c'era anche Roderich Zeiss, il figlio di Carl. L'anno seguente venne attivato il primo forno per la produzione di vetri ottici, e l'otto settembre del 1884 venne effettuata la prima fusione. Dopo soli due anni la Schott und Genossen era già in grado di fornire oltre 40 tipi di vetri, per le esigenze più svariate. Ed era nei laboratori di tale società che Abbe poté coronare una sua vecchia idea, quella di produrre un obiettivo fotografico il più possibile corretto per le tre linee dello spettro cromatico. Tale obiettivo vide la luce nel 1886, e fu il primo ad essere definito "apocromatico". Abbe non brevettò l'obiettivo, permettendo così alla concorrenza di utilizzarlo commercialmente: era un uomo dell'Ottocento, e credeva che la scienza dovesse essere messa a disposizione di tutti.

Nel 1886 la Schott und Genossen contava 250 dipendenti, e produceva telescopi, binocoli, vetri ottici, obiettivi fotografici. Il 3 dicembre del 1888 Carl Zeiss morì, all'età di settantadue anni, e la direzione della società venne assunta da Ernst Abbe, il quale ne cambiò la forma giuridica: il 19 maggio del 1889 nacque così ufficialmente la Fondazione Carl Zeiss.

Bisogna ora tenere presente che a quel tempo la produzione di obiettivi fotografici era legata a procedimenti artigianali ed a materiali che mostravano parecchi limiti. Si era passati dall'obiettivo di Chevalier per i dagherrotipi, basato sulle scoperte di inizio '800 di William H. Wollaston, a quello di Petzval, che viene universalmente considerato il primo vero obiettivo fotografico. Successivamente c'erano stati altri buoni risultati, come l'Aplanat, un obiettivo simmetrico degli anni '60 progettato da Steinheil, ed il Globe Lens di Harrison. Ma le limitazioni ottiche di questi progetti erano notevoli, a causa dei vetri utilizzati. Fu solo con le invenzioni di Schott, messe a punto nel 1884 e rese concretamente disponibili nel 1888, che fu finalmente possibile parlare di una produzione controllata degli obiettivi fotografici.

Nel 1886 era entrato a far parte dell'organico della Schott il dottor Carl Rudolph, nato nel 1858. Egli fu il primo ad utilizzare i vetri di Schott ai fini della produzione di obiettivi fotografici. E fu utilizzando tali vetri che nel 1890 Rudolph presentò il suo primo obiettivo: asimmetrico, dotato di quattro lenti in due gruppi, l'obiettivo aveva una luminosità di f/6.3, poi portata a f/4.5; inizialmente fu battezzato Zeiss Anastigmat, poi nel 1900 venne ribattezzato Protar. Nel 1895 vennero accoppiati due Protar, ottenendo così il Doppio Protar (ovvero Doppio Anastigmat). Nel 1896, dopo una lunga e laboriosa ricerca, Rudolph presentò un nuovo schema ottico, il Planar. Tale nome derivava dalla perfetta planeità di campo ottenibile. Praticamente esente di aberrazioni, il Planar aveva una luminosità di f/3.6 ed era uno schema piuttosto complesso, costituito di sei lenti in quattro gruppi. A causa dell'elevato numero di lenti, il contrasto del Planar risultava molto basso. Se sul piano scientifico dunque il progresso era stato notevole, all'atto pratico il Planar risultava assai poco soddisfacente. Né risultò soddisfacente l'Unar, un obiettivo progettato nel 1899, dotato di quattro lenti e con luminosità f/4.5. Ma Rudolph non si arrese. Con l'ausilio di un valido collaboratore, il dottor Wandersleb, partì da uno schema ottico ben collaudato, il tripletto di Cooke, risalente al 1893. Aggiungendovi la parte anteriore dell'Unar e quella posteriore del Protar, Rudolph realizzò così nel 1902 un obiettivo con tre gruppi, per un totale di quattro lenti. Fu proprio questo numero, quattro, a suggerire il nome da dare all'obiettivo, che fu così battezzato Tessar (dal greco "tessara", ovvero "quattro"). Inizialmente il Tessar aveva una luminosità di f/6.3, e grazie all'eccezionale nitidezza fu presto soprannominato "Occhio d'aquila". ("Adlerauge").

Le tre realizzazioni, Unar, Planar e Tessar portarono rapidamente la Zeiss ai vertici dell'industria ottica, ponendola ai massimi livelli nel campo della ricerca ottica e fotografica. Accadde così che un numero sempre maggiore di industrie fotografiche prese a rivolgersi alla Zeiss per gli obiettivi da abbinare alle proprie fotocamere, come la Rollei, la Robot e la Ihagee. Di fatto, il Tessar divenne lo schema ottico standard dell'industria fotografica, finendo quasi col monopolizzare i listini. Nel 1907 venne progettato un Tessar Apocromatico, e nel 1909 il dottor Wandersleb, che nel frattempo era stato messo a capo della sezione ricerche della Carl Zeiss, dimostrò come adattare il Tessar a varie lunghezze focali, scomponendo la parte frontale dei gruppi ottici. Tale scoperta costituisce una pietra miliare della storia dell'ottica e rese possibile, alcuni anni dopo, la progettazione del TeleTessar, attuata dal dottor Merte nel 1919. Il TeleTessar entrò in produzione nel 1923 e divenne il teleobiettivo più utilizzato nel periodo tra le due guerre mondiali.

Ma il 1902, oltre che per la nascita del Tessar, fu un anno importante per la Fondazione Carl Zeiss anche per un altro motivo. Pochi mesi prima infatti si era deciso di iniziare in proprio la produzione di fotocamere, e la strada scelta fu quella dell'assorbimento di altre industrie. La prima società acquisita dalla Fondazione Carl Zeiss fu dunque la Palmos AG di Jena, nata nel 1900 e che produceva fotocamere molto innovative ed otturatori pneumatici con lamelle metalliche. La Palmos AG fu ribattezzata Carl Zeiss Palmosbau, e le sue fotocamere Palmos iniziarono ad essere equipaggiate con obiettivi Tessar. Nel 1909, la Fondazione Zeiss assorbì altre società: la Emil Wuensche di Dresda, la Richard Huettig, ancora di Dresda, e la Rudolf Kruegener di Francoforte sul Meno. La Wuensche era attiva dal 1897 e costruiva fotocamere di vario tipo, così come la Huettig, che operava dal 1892, e la Kruegener, le cui origini risalivano al 1885. Insieme alla Palmosbau, queste tre società vennero fuse per creare una nuova entità, la ICA (International Camera Aktiengesellschaft), con sede a Dresda. Nel 1912, la ICA assorbì anche la società Zulauf, di Zurigo. Negli anni seguenti, la ICA continuò la sua politica di assorbimento. A causa delle difficoltà del primo dopoguerra, gran parte delle industrie fotografiche tedesche versava infatti in pessime condizioni finanziarie, e di ciò ne approfittò la Fondazione, che invece godeva di ottima salute grazie all'assoluto predominio teorico e tecnico detenuto in quel periodo. Va segnalato che nel frattempo, nel 1905, era morto Ernst Abbe.

A partire dal 1909, dunque, da una parte c'era la ICA che produceva fotocamere, e dall'altra la Zeiss che realizzava gli obiettivi che le corredavano. C'era però il problema delle fotocamere più modeste, che avevano bisogno di obiettivi più economici, laddove nel catalogo Zeiss erano presenti solo ottiche di qualità elevata o elevatissima. Ci si rivolse così alla società concorrente Carl Paul Goerz di Berlino, un imponente complesso industriale nato nel 1886 e che produceva molte fotocamere ed obiettivi anche di pregio, come il Dagor ed il Dogmar. La Goerz dunque iniziò a produrre ottiche economiche per le fotocamere ICA. Col passare degli anni, comunque, le fotocamere della Goerz si dimostrarono sempre più inadeguate a quelle della concorrenza; le sopraggiunte difficoltà finanziarie fecero sì che alla fine, nel 1926, la Fondazione Zeiss assorbì la Goerz.

Un altro nome importante che finì con l'essere assorbito dalla Zeiss fu quello della Contessa-Nettel di Stoccarda. Tale società era nata nel 1919 dalla fusione fra due società, la Contessa e la Nettel. Produceva fotocamere di ottima qualità, ma le difficoltà finanziarie del dopoguerra non mancarono di farsi sentire. Già nel 1920 la Fondazione Zeiss acquistò una notevole quota del capitale, e successivamente la assorbì del tutto quando August Nagel, fondatore della Contessa e direttore della Contessa-Nettel, volle entrare nella direzione della Fondazione Zeiss. Al suo rifiuto, lasciò la Contessa-Nettel ed andò a lavorare in Kodak.

Un'altra società molto attiva nella produzione di fotocamere, obiettivi ed otturatori era la Ernemann, di Dresda, nata nel 1889. La Ernemann fu acquisita dalla Zeiss nel 1925 e con essa arrivò alla Zeiss la competenza di Ludwig Bertele, progettista dei famosi obiettivi Ernostar (un 100mm f/2 ed un 85mm f/1.8, luminosissimi per quell'epoca), che corredavano la Ermanox, una 6x4.5 prodotta dalla Ernemann. Sarà Bertele, in futuro, a progettare altri schemi ottici poi divenuti punti fermi della storia della fotografia: il Sonnar, il Biotar ed il Biogon.

Nell'agosto del 1926 la Fondazione Carl Zeiss creò la società Zeiss Ikon (dal greco "ikon", "immagine"), che univa in un solo organismo la ICA, la Contessa-Nettel, la Ernemann e la C. P. Goerz. La Zeiss Ikon aveva sede a Dresda; e dopo un paio d'anni si procedette ad una razionalizzazione della produzione, escludendo circa duecento modelli di fotocamere o perché obsolescenti o perché troppo simili ad altre. Il catalogo della Zeiss Ikon, dunque, inizialmente prevedeva circa cinquanta modelli di fotocamere di tutti i tipi. Tra queste vanno sicuramente citate le fotocamere per pellicola in rullo Ikonta, nei formati 6x4.5, 6x9 e poi anche 6x6cm, seguite dalle Super Ikonta, munite di telemetro. Un'occhiata ad un catalogo Zeiss del 1932 dà un'idea dell'impressionante numero di prodotti della Fondazione. A parte gli obiettivi famosi già citati, vanno nominate numerose altre realizzazioni meno pregiate, quali i Frontar, i Novar, i Dominar, e poi lampade Nitraphot, otturatori a lamelle Derval, Compur e Telma, ingranditori, proiettori, esposimetri, pellicole, lastre; e soprattutto un numero incredibile di fotocamere, nomi che oggi diranno qualcosa solo ad un appassionato di antiquariato fotografico: Baby Box, Kolibri, Box Tengor, Ikonette, Icarette, Maximar, Trona, Ideal, Nettel, Miroflex, ognuna con i propri formati, dai 3x4 cm delle Baby Box ai 13x18cm delle Ideal e delle Nettel, passando per i vari 6x4.5, 6x9, 9x12, e così via. Ma è con l'ingresso nel settore delle fotocamere per pellicola 35mm che la Zeiss compie il grande passo realizzando quella che poi sarebbe divenuta una fotocamera storica, tanto che il suo nome, Contax, è stato scelto negli anni '70 quando si è trattato di rilanciare la produzione dopo la chiusura della Zeiss in Germania (ma di questo si parlerà più avanti).

La Contax

Già nel 1913 Oskar Barnack aveva progettato una fotocamera per il formato 24x36, ma la produzione iniziò solo nel 1925, in un'officina di Wetzlar specializzata in microscopi, la Ernst Leitz. La macchina venne battezzata Leica (LEItz CAmera).  La risposta della Zeiss Ikon fu la Contax. Il progetto Contax si deve in gran parte alla genialità del dottor Heinz Kuppelbender, direttore tecnico della Zeiss Ikon. Il problema principale era quello di costruire una fotocamera che funzionasse con lo stesso formato di pellicola della Leica senza copiarla. Del resto numerosi brevetti proteggevano la tecnologia che riposava dietro la fotocamera della Leitz. In ogni caso, Kuppelbender riuscì a progettare una serie di componenti (il telemetro, l'otturatore, l'innesto ottiche, il dorso, il meccanismo di trascinamento del film) del tutto originali, tanto che presentò numerose richieste di brevetto (a suo nome). La Zeiss selezionò un'equipe apposita e la dedicò esclusivamente alla progettazione degli accessori per la Contax, mentre Bertele si dedicò alla progettazione degli obiettivi. Come si vede, l'impegno profuso dalla Zeiss Ikon fu notevole, ed i risultati, se sul piano commerciale non eguagliarono quelli della Leica, a causa principalmente dell'alto prezzo di vendita dell'intero sistema, sul piano tecnologico risultavano allo stesso livello, quando non superiori, a quelli della concorrente.

La Contax I, presentata nel 1932, era dunque una fotocamera 35mm a telemetro ad ottiche intercambiabili. Il corredo di ottiche era eccezionale: vennero resi disponibili un Biotar 42.5mm f/2, un Biogon 35mm f/2.8, un Orthometar 35mm f/4.5, un Tessar 28mm f/8, un Sonnar 85mm f/2, un Triotar 85mm f/4, un Sonnar 135mm f/4, un TeleTessar 180mm f/6.3 ed uno strepitoso Sonnar 180mm f/2.8. Nel 1936 vennero presentate due evoluzioni della Contax I, la Contax II e la Contax III. Quest'ultima differiva dalla II solo per la presenza di un esposimetro.

Ma la Zeiss non trascurò di affiancare alla costosissima Contax una fotocamera più accessibile per chi volesse dedicarsi al 35mm. Fu dunque presentata nel 1934 la Super Nettel, seguita nel '36 dalla Super Nettel II, entrambe ad ottica fissa; nel 1938 arrivò poi la Nettax, che invece offriva l'intercambiabilità degli obiettivi. Sempre nel 1938 nacquero la Tenax I e la Tenax II: utilizzavano il formato 24x24mm e la II era ad ottiche intercambiabili e fornita di telemetro.

Dopo la Contax, un altro ambizioso progetto della Zeiss Ikon fu quello della Contaflex, una reflex biottica ad ottiche intercambiabili nata nel 1935, voluminosa e pesante e dotata di esposimetro. In quegli stessi anni, però, con l'affermarsi della pellicola 35mm si assisté ad un secondo riordino della produzione, dopo quello di dieci anni prima. Dunque, all'inizio della seconda guerra mondiale la Zeiss Ikon aveva in catalogo fotocamere quali Contax, Contaflex, Tenax, alcune box (Baby Box, Box Tengor, Erabox), e poi ancora le biottiche Ikoflex e le varie Ikonta e Super Ikonta. A ciò vanno aggiunti altri prodotti, quali pellicole pancromatiche, proiettori, cineprese, esposimetri.

La Contaflex

Bisogna anche ricordare come anche nel corso degli anni Trenta la Fondazione Zeiss abbia proseguito la sua politica di acquisizioni. Negli anni Quaranta, oltre al 100% della Carl Zeiss di Jena e della Schott, la Fondazione Zeiss deteneva il 70% delle azioni della Zeiss Ikon, l'80% di quelle della società Gauthier (specializzata in otturatori centrali quali Derval, Telma e Klio), il 30% della Deckel, che produceva gli otturatori Compur, ed il 70% della Hensoldt, un'importante fabbrica di binocoli di Wetzlar.

L'evoluzione della produzione di fotocamere procedette parallelamente all'incessante progettazione e realizzazione di nuovi obiettivi. Dopo l'avvento del Tele Tessar, nel 1923, la più prestigiosa delle tappe successive fra i prodotti della Carl Zeiss fu il Biotar, un'ottica da 45mm ultraluminosa (in due versioni: f/1.0 e f/0.85) destinata a fini militari e scientifici e progettata da Merte. Nel 1932, con la nascita del sistema Contax si assisté alla presentazione dello schema ottico molto luminoso derivante dal Tessar: il Sonnar, progettato da Bertele, il creatore degli obiettivi Ernostar progettati negli anni '20, e che si è citato poco sopra. Le pellicole fotografiche di quell'epoca erano relativamente poco sensibili, e dunque l'avvento del Sonnar, con la sua incredibile luminosità (un 50mm f/2 ed un 50mm f/1.5) di fatto rese possibile lo sviluppo della fotografia con poca luce: reportage, scatti a luce ambiente, fotografia sportiva. Le successive evoluzioni del Sonnar stabilirono altri eccezionali primati: alle Olimpiadi di Berlino del 1936 fu presentato il famoso Olympia Sonnar, un 180mm con luminosità f/2.8 - in realtà era stato presentato qualche mese prima alle Olimpiadi Invernali di Garmisch, ma dato il basso numero di pezzi disponibili si preferì lanciarlo ufficialmente a Berlino. Durante la guerra lo stesso schema fu utilizzato per realizzare ottiche particolari destinate ad usi militari, come ad esempio un 400mm f/1.5. E' accertato infatti che se il fornitore ufficiale dell'esercito tedesco era la Leitz, per la realizzazione di ottiche particolari l'industria di riferimento era la Zeiss.

Ma il primato tecnologico europeo, ovvero mondiale, della Carl Zeiss non derivava soltato dagli schemi ottici da cui derivavano gli obiettivi e dai vetri utilizzati per la costruzione; c'era anche un altro risultato, a cui le ricerche avevano portato, che poneva la Zeiss all'avanguardia. Stiamo parlando del trattamento antiriflessi.

Un noto studioso, con una vasta esperienza nel campo degli studi sulla trasmissione della luce, era infatti entrato nel 1934 nella Fondazione Carl Zeiss; si trattava del professor Alexander Smakula, dell'Università di Gottingen. Nel novembre del 1935 Smakula presentò una richiesta di brevetto relativa ad alcuni procedimenti da lui compiuti sui vetri ottici, procedimenti che diminuivano enormemente la perdita di luce dovuta alla riflessione. In breve: era nato il trattamento antiriflessi. Si tratta di un'altra pietra miliare nella storia dell'industria fotografica. Le conseguenze pratiche di tale scoperta erano tali che il governo tedesco impose il segreto militare sul brevetto, che alla fine fu reso pubblico (ed applicato su ottiche civili) solo nel 1939. Il primo obiettivo Zeiss ad essere commercializzato con questo trattamento antiriflessi fu il Sonnar f/1.5, ma più di ogni altro schema ottico il beneficiario maggiore fu il Planar. Come si ricorderà, infatti, tale schema ottico, con la sua complessità, soffriva particolarmente della perdita di luce. Ora, con il trattamento di Smakula (che in pratica consisteva nella vaporizzazione di fluorite di calcio sui vetri, in un ambiente privo d'aria) il Planar poté assurgere a tutto il suo splendore, tanto che negli anni '50 divenne uno degli schemi ottici di base per l'intera produzione Carl Zeiss. Prima dell'applicazione del trattamento, ogni singola lente comportava la perdita di circa il 4-5% di luce. Ora, grazie al trattamento antiriflessi (la cui presenza sugli obiettivi veniva indicata da una "T" rossa, che stava per "transparenz") divenne concretamente possibile la realizzazione di obiettivi retrofocus o a lunghezza focale variabile (gli zoom, per intenderci). Alcuni anni dopo, nel 1943, il trattamento antiriflessi venne migliorato, basandosi ora sull'applicazione di tre strati di rivestimento (uno per ogni colore primario). Per alcuni anni, le ottiche più luminose non vennero "trattate", dal momento che il trattamento antiriflessi, migliorando il contrasto degli obiettivi, andava a discapito della risolvenza, che era invece l'aspetto più importante per le ottiche più particolari (ad esempio quelle per le riprese notturne). All'inizio degli anni Settanta ci fu un'altra evoluzione, grazie anche alla collaborazione tra la Carl Zeiss e la Asahi Optical (Pentax): l'ulteriore aumento degli stati protettivi portò la permeabilità della luce quasi al 100%. Tale trattamento fu indicato con la sigla T*, sempre in rosso (sulle ottiche Pentax venne usato l'acronimo SMC, Super Multi Coated).

Un altro degli schemi ottici che diede lustro alla produzione Zeiss fu il Topogon, che copriva circa 90 gradi di angolo di campo. Inizialmente pensato per il grande formato, nacque per soddisfare le esigenze della fotografia aerea, per poi essere ricalcolato per il formato 35mm, ottenendo un obiettivo dalla lunghezza focale di 25mm. Prima della seconda guerra mondiale risultano prodotti solo due esemplari di Topogon, ad uso militare; dopo il conflitto risultano essere prodotti, a Jena, circa 800 esemplari, tutti per il sistema Contax a telemetro. Già allora dunque veniva alla luce quale fosse il campo nel quale si manifestavano maggiormente la bravura e la creatività dei progettisti Zeiss: quello delle ottiche grandangolari. Un'ulteriore riprova è data da altri obiettivi quali il Pleon (210° di angolo di campo, 16mm con f/6.3), ed altri di cui sono rimasti solo i progetti su carta, Perimetar (21mm, f/6.3) e Spherogon (19mm, f/8); senza contare naturalmente i grandangolari progettati per la Contax: Biogon e Orthometar (35mm) e Biotar-R (42.5mm).

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Lo scoppio della seconda guerra mondiale portò la conversione ad usi militari di una parte delle capacità produttive della Zeiss, con conseguente rallentamento delle ricerche in ambito ottico. A partire dal 1943, inoltre, la Carl Zeiss di Jena divenne un obiettivo primario nella strategia di bombardamento aereo portata avanti dagli Alleati. I danni furono notevoli, ma non devastanti. Anche Dresda, nonostante fosse una città d'arte, non fu risparmiata, e con essa gli stabilimenti Zeiss Ikon.

A questo punto la storia della Fondazione Zeiss entra in una fase molto complessa. Per una migliore comprensione si ricorda al lettore come, con la fine della guerra (aprile 1945), la Germania fu divisa quattro zone, una sotto il controllo sovietico e tre sotto il controllo degli Alleati (rispettivamente inglese, francese e statunitense).

Dresda, la città sede della Zeiss Ikon e della Fondazione Zeiss, si trovava nella zona di influenza sovietica. Jena, la sede della Carl Zeiss (dove venivano prodotti gli obiettivi), si trovava ad ovest di Dresda, ma ancora nella zona sovietica. Ciò che ha fatto la differenza ai fini storici è che Dresda fu occupata subito dai sovietici, mentre Jena lo fu dagli statunitensi, che solo dopo tre mesi la consegnarono alle truppe di Stalin. Nell'aprile del 1945 gli americani entrarono a Jena, guidati dal colonnello Goddard, e scoprirono che i danni agli stabilimenti Carl Zeiss erano molto minori di quanto si pensasse. Ma non era tanto lo stato di salute degli impianti a preoccupare gli americani: ciò che a loro più premeva era assicurarsi quanti più scienziati possibile. Quanto ciò fosse dovuto alle motivazioni ufficiali (era ancora in corso la guerra col Giappone, dunque ufficialmente occorreva rinforzare l'industria militare) e quanto invece alla semplice necessità di sottrarre cervelli al futuro nemico, l'Unione Sovietica, non ci è dato di sapere. In ogni caso la Carl Zeiss, fucina di ricerche e progressi in campo ottico, non si sottrasse a questa "fuga di cervelli" imposta. Il colonnello statunitense Zemke selezionò circa ottanta persone, tra ricercatori e tecnici della Carl Zeiss, più una quarantina di dirigenti delle vetrerie Schott. Queste persone, insieme alle loro famiglie, vennero "invitate" a trasferirsi all'ovest. Molti altri dipendenti Zeiss rifiutarono tale imposizione e decisero di rimanere dov'erano. In ogni caso, il trasferimento ad ovest degli altri rese possibile la rinascita successiva dell'industria fotografica tedesca.

Quasi contemporaneamente, nel maggio del 1945 i sovietici entrarono a Dresda, e due mesi dopo, nel luglio, gli statunitensi restituirono loro la città di Jena. A questo punto, dunque, i sovietici si ritrovarono in possesso di tutto ciò che restava della Fondazione Zeiss, con l'eccezione dei tecnici trasferiti all'ovest dagli americani.

Se, ad est, l'Unione Sovietica iniziò a trasferire a Kiev i macchinari per la produzione di fotocamere, ed a Krasnogorsk, vicino Mosca, quelli per la produzione di obiettivi, ad ovest la Zeiss venne rimessa in piedi, sempre grazie ai "cervelli" trafugati da Jena ed ai massicci investimenti statunitensi. Ufficialmente, la Fondazione Zeiss rinacque il 23 febbraio del 1949 a Oberkochen, vicino Stoccarda, ma come sede di produzione era già attiva, sempre a Stoccarda, la vecchia fabbrica della Contessa-Nettel, scampata ai bombardamenti aerei. Già a partire dal marzo 1947, comunque, per gli obiettivi venne utilizzato un nuovo marchio, Zeiss Opton. In tre anni la neonata Fondazione si riorganizzò e crebbe fino ad impiegare 800 dipendenti; alla sua guda c'era ancora Kuppelbender. Nel 1951, dopo varie battaglie legali, la Fondazione Carl Zeiss riacquistò l'esclusiva del marchio Carl Zeiss; dunque il marchio Zeiss Opton scomparve, anche se fu utilizzato fino agli anni '80 per indicare i prodotti esportati all'est. Nel 1953, infine, la Fondazione Carl Zeiss cambiò nome, che divenne definitivamente Carl Zeiss. Se si considera che, almeno fino al 1951, la Zeiss di Stoccarda si appoggiò alla Zeiss di Jena per la fornitura di obiettivi, si spiega perché non furono intentate azioni per l'uso esclusivo del marchio Carl Zeiss Jena da parte della Zeiss occidentale; invece fu assai dibattuta la questione del marchio Zeiss Ikon, che era adoperato anche dalla Zeiss dell'est per le proprie fotocamere.

Con l'inizio degli anni Cinquanta, la collaborazione fra le due società gemelle venne a cadere. Da una parte, la guerra fredda portò al boicottaggio, in occidente, dei prodotti venuti dall'oriente; dall'altra, la Zeiss di Stoccarda cominciò ad essere autonoma nella produzione di obiettivi, potendosi così svincolare dalle forniture di Jena. Nel 1954 iniziò un procedimento giudiziario con il quale la Zeiss di Stoccarda rivendicava l'utilizzo esclusivo dei marchi Zeiss Ikon, Carl Zeiss e di altri marchi collegati. Tale azione legale si concluse solo il 30 giugno del 1961, quando la corte di giustizia federale di Carlsruhe sentenziò che era la Zeiss occidentale ad avere il diritto esclusivo all'uso di quei marchi. Del resto, già a partire dagli anni '50 le fotocamere prodotte all'est non vennero più contrassegnate col marchio Zeiss Ikon, bensì con il nome Pentacon (Veb Pentacon era il consorzio nel quale, a partire dal 1964, erano confluite tutte le principali industrie fotografiche della Germania orientale).

Come si può già aver intuito, l'evoluzione della Zeiss orientale fu assai sofferta, a causa delle ingerenze statali nell'economia. Se la Carl Zeiss di Jena continuò a produrre obiettivi ed era in buoni rapporti con la Fondazione Carl Zeiss di Stoccarda, dall'altra la Zeiss Ikon di Dresda venne posta sotto il controllo statale ed inglobata via via nei vari organismi pubblici, fino alla costituzione del Veb Pentacon di cui si è parlato.

Il trasferimento a Kiev delle linee di produzione della Contax fu lungo e complesso, anche a causa dei danni inflitti dalla guerra alle reti ferroviarie, e si potè completare solo nel 1948, quando circa 250 tecnici delle ex officine Zeiss raggiunsero la città ucraina (altrimenti chi li rimontava i macchinari?). Prima ancora che il trasferimento venisse completato, comunque, furono prodotte, dall'ottobre del 1945 all'inizio del 1948, alcune Contax a telemetro, in quantità abbastanza ridotta e siglate Carl Zeiss Jena (laddove quelle prebelliche erano marchiate, naturalmente, Zeiss Ikon). Si tratta comunque di poche centinaia di fotocamere, quasi tutte Contax II. In realtà, tutto o quasi quello che accadde in quegli anni è poco noto, e soprattutto poco documentato. La maggior parte dei prodotti usciti dalla fabbrica di Dresda presentano componenti di varia origine, così come sembrano essere frutto della fabbrica di Dresda molte delle componenti delle fotocamere Kiev II e Kiev III. Di fatto, sembra ormai accertato che la linea di produzione delle Contax non fu mai trasferita del tutto in Ucraina; così come sembra altrettanto accertato che la Carl Zeiss di Stoccarda abbia acquistato numerose Contax II e Contax III prodotte a Jena e le abbia vendute negli USA. Oltre alle Contax Jena, del resto, sono state ritrovate numerose altre Contax anomale, di fattura ibrida, senza sigle di riconoscimento, che i collezionisti chiamano "Contax No Name", frutto di contaminazioni fra la produzione tedesca e quella ucraina. Concludendo, tutto lascia credere che, se ufficialmente l'unico legame tra la Zeiss dell'est e quella dell'ovest era la fornitura di obiettivi della prima alla seconda, di fatto sussistevano ancora molti legami più o meno noti.  Da questo punto in poi, appare evidente che la storia della Zeiss si divide in due filoni. Analizzeremo separatamente l'andamento delle due strutture.

La Zeiss orientale

Come si è visto, le officine Carl Zeiss di Jena, dal 1945 al 1951, garantirono la fornitura di obiettivi per le Contax nate a Stoccarda. Si trattava principalmente di obiettivi Tessar e Sonnar (50mm), e Biogon da 35mm; ma furono costruiti anche grandangolari Topogon da 25mm, Biometar da 35mm e Biotar da 75mm; all'inizio degli anni '50 vennero messi in produzione tre teleobiettivi, due Sonnar - un 180mm f/2.8 ed un 300mm f/4 - ed un 500mm f/8. Tali ottiche recano la scritta "Germany". A partire dal 1948, comunque, iniziò a Krasnogorsk una produzione di ottiche gemelle: gran parte degli obiettivi che venivano costruiti a Jena uscivano anche, pressoché identici, dalle fabbriche russe, ed erano destinati a corredare le fotocamere Kiev e Zorki. Furono marchiati col nome Jupiter (Jupiter, ovvero Giove, ovvero Zeus... ovvero Zeiss).

Riguardo le fotocamere, la Zeiss Ikon di Dresda, dopo la parentesi della citata Contax a telemetro riprese la fabbricazione di alcune fotocamere dirette discendenti della produzione prebellica: una simile alle Ikonta, ribattezzata Ercona, ed una simile alla Tenax, che uscì nel 1948 proprio con tale nome; solo nel 1953 fu ribattezzata Taxona. Nel 1956 infine, ancora col marchio Zeiss Ikon, fu presentata una fotocamera 35mm denominata Pantona.

Ma fin dall'immediato dopoguerra, negli stabilimenti di Dresda si cominciò a pensare al ripescaggio di una fotocamera reflex 35mm, progettata oltre dieci anni prima ma mai entrata in produzione a causa della guerra. Tale fotocamera, i cui disegni originari erano stati completati nel 1937 (e si trovavano ancora intatti a Dresda, negli archivi Zeiss), era stata ribattezzata Syntax. Sembra che in realtà alcuni anni prima ne fosse già stato realizzato un prototipo; sembra che alcuni soldati russi si siano presentati agli uffici di Berlino della Zeiss con questo prototipo trovato chissà dove, cercando qualcuno che potesse spiegar loro come funzionasse; sembra infine che questo prototipo sia andato perduto. Anche qui, dunque, non si hanno dati certi su cosa sia avvenuto. Ciò che si sa è che nella primavera del 1949 fu presentata dagli stabilimenti di Dresda la nuova fotocamera, ribattezzata Contax S. Questa era dotata di un innesto per gli obiettivi con passo a vite 42x1mm, derivato da quello Leica e da quello Praktiflex, una reflex prebellica. Contemporaneamente alla Contax S, un'altra fabbrica di Dresda presentò la reflex Praktica, nuova versione della Praktiflex, anch'essa dotata dello stesso innesto; e da questo momento in poi i destini delle due fotocamere si intrecciarono. I vari miglioramenti tecnologici applicati su una linea di fotocamere apparvero via via subito dopo anche sull'altra. Alla fine degli anni Cinquanta, comunque, la produzione delle Contax orientali venne sospesa, sostituita dalle Praktica IV, con mirimo pentaprismatico. L'innesto a vite standardizzato ebbe notevole successo. Iniziò ad essere utilizzato da svariati produttori, in Germania e altrove, fra cui non si può non segnalare la Asahi Optical, che lo adottò per le sue reflex Pentax. Di fatto, negli anni '60 l'innesto a vite fu l'attacco universale per eccellenza. Anche alcune fotocamere della Zeiss di Stoccarda lo adottarono.

La Contax S è passata alla storia anche perché fu la prima fotocamera ad utilizzare un mirino pentaprismatico (il cui brevetto risaliva al 1932), un'altra innovazione divenuta di fatto uno standard. Negli anni seguenti si susseguirono varie versioni della Contax "orientale": la Contax D del 1952, la Contax E (con esposimetro) del 1955, la Contax F del 1956. A partire da quest'ultima le Contax orientali furono ribattezzate Pentacon, a causa delle questioni legali citate, fino alla dismissione della produzione cui si è accennato più sopra. Il canto del cigno della Zeiss orientale, o meglio di ciò che ne restava, fu la Werra, una fotocamera molto elegante e semplice costruita a partire dal 1954 e che ottenne un buon successo di mercato.

Come si è detto, nel 1964 le industrie ottiche della Germania orientale controllate dai sovietici vennero raggruppate in un unico organismo statale, il VEB Pentacon, organismo che ha chiuso i battenti nel 1990. A tutt'oggi, dunque, della Zeiss dell'est non esiste più nulla. Con la caduta del muro di Berlino, gli stabilimenti di ottica e meccanica un tempo appartenenti alla Zeiss - tra cui le gloriose fabbriche di Eisfeld e Saafeld - sono stati acquistati da vari gruppi industriali occidentali. Di fatto, tutto ciò che resta sono gli stabilimenti della Pentacon, che del resto sono ancora attivi. Attualmente due loro fotocamere sono ancora in commercio: si tratta della Exakta 66 (una economica reflex 6x6) e della Praktica BX20 S (una economica reflex 35mm). In particolare, la Exakta 66 fu lanciata nel 1984, quando l'azienda tedesca Beroflex assorbì la produzione delle 6x6 del VEB Pentacon e diede vita alla Exakta, ovvero l'evoluzione della Pentacon Six. Nel 1995, la Carl Zeiss di Oberkochen ha acquistato le quote della Carl Zeiss Jena detenute dalla Jenoptik GmbH.

La Zeiss occidentale

I piani della neonata Zeiss di Stoccarda videro la rimessa in produzione delle Ikonta e Super Ikonta e l'eliminazione della Contaflex e di tutte le altre fotocamere 35mm, ad eccezione della Contax. La decisione di rimettere in produzione una fotocamera così complessa come la Contax costituiva una sfida notevole sul piano tecnologico. I progettisti di Stoccarda non disponevano di nulla: niente macchinari, ma soprattutto niente stampi, schemi costruttivi, progetti originali. Inizialmente si procedette smontando le Contax prebelliche e cercando di scovarne i difetti per migliorarli. E quei progettisti di Stoccarda si superarono: gia' alla Photokina del 1950 fu presentata la "nuova" Contax, battezzata Contax IIa, seguita un anno dopo dalla Contax IIIa (con esposimetro). Sulle nuove Contax si potevano montare tutti gli obiettivi prebellici - ad eccezione del Biogon 35mm, troppo profondo - e tutti i nuovi obiettivi fabbricati ad est (Jena) o ad ovest (Oberkochen). Le Contax a telemetro rimasero in produzione fino al 1958, anche se continuarono a figurare nei listini fino al 1960. Nel settore dei 35mm, oltre alla Contax, va citata la produzione di una fotocamera vagamente simile alle Ikonta, priva di telemetro, con mirino ottico ed obiettivo montato su soffietto. Tale fotocamera fu prima chiamata Ikonta 35, poi Contina. Sempre Contina fu chiamata invece una fotocamera lanciata nel 1952, sempre 35mm e priva di telemetro, mentre ad una fotocamera dotata di obiettivo fisso Tessar, telemetro ed esposimetro lanciata nel 1950 fu dato il nome Contessa. Apparvero poi le nuove Ikonta, Super Ikonta, Ikoflex, Nettar e Box Tengor, tutte limitate ai tre formati 6x4.5, 6x6 e 6x9.   Nel 1954 venne presentata una reflex monobiettivo, denominata Contaflex (come quella nata nel 1935; ma il nome era tutto ciò che le due fotocamere avevano in comune). Poiché si intendevano utilizzare gli otturatori a lamelle prodotti dalla consociata Deckel, anziché i più diffusi otturatori a tendina, la Contaflex fu dotata di obiettivo fisso (un Tessar 45mm f/2.8), dal momento che la presenza di un otturatore a lamelle costituiva un intralcio alla sostituzione degli obiettivi.

La Contaflex ebbe un notevole successo, tanto che poco tempo dopo fu presentata la Contaflex II, dotata di esposimetro; successivamente videro la luce altre versioni, dotate di obiettivo Tessar 50mm (Contaflex III e IV, presentate nel 1956) o del più economico Pantar 45mm f/2.8 (Contaflex Alpha e Beta, uscite nel 1957, e Contaflex Prima, apparsa nel 1959). A partire dal 1958 la famiglia Contaflex fu rinnovata, in previsione da una parte del lancio delle Contarex e dall'altra della sospensione della produzione delle Contax.

Negli anni seguenti dunque apparvero sul mercato altre fotocamere Contaflex (Rapid, Super, Super B, Super NEU), tutte dotate di obiettivo Tessar, per finire con la Super BC, lanciata nel 1965: la prima fotocamera Zeiss con esposimetro TTL, ribattezzata Contaflex S nel 1968 e rimasta in produzione fino al 1972, fino cioè alla chiusura del reparto fotocamere della Zeiss. In ogni caso, già a partire dalla metà degli anni '50 le limitazioni della Contaflex non tardarono a farsi sentire, e la Zeiss Ikon iniziò a progettare un nuovo sistema reflex di alto livello, con otturatore a tendina ed ottiche intercambiabili. Il risultato fu la Contarex, presentata alla Photokina del 1958, una fotocamera molto robusta, affidabile e complessa.

Come già era avvenuto per la Contax nel 1932, la Carl Zeiss si mobilitò per fornire alla neonata Contarex un parco ottiche di elevato livello. In breve tempo la Contarex potè contare su un corredo di elevatissima qualità: un Tessar 50mm f/2.8, un Planar 50mm f/2, un Planar 55mm f/1.4, un Sonnar 85mm f/2 ed un Sonnar 135mm f/4. Per i grandangolari retrofocus fu coniato il termine Distagon, la cui prima realizzazione fu un 35mm f/4, mentre per le focali più corte si ricorse al Biogon 21mm f/4.5. Negli anni seguenti uscirono vari modelli di Contarex, e nuove ottiche: Distagon 18mm f/4, 25mm f/2.8 e 35mm f/2, Sonnar 180mm f/2.8, Sonnar 250mm f/4, ed altre.

La prima Contarex fu ribattezzata "Cyclope" per via della vistosa cellula esterna dell'esposimetro, e fu prodotta dal 1959 al 1966, in circa 32mila pezzi. A partire dall'anno seguente fu affiancata dalla Contarex Special, che non aveva l'esposimetro ma prevedeva l'intercambio dei mirini e degli schermi di messa a fuoco. La Special fu costruita in appena tremila esemplari. Le Contarex erano fotocamere eccezionali, robustissime, affidabili, progettate prevalentemente per un pubblico di professionisti esigenti. A partire dal 1966 iniziò il rinnovamento della gamma. Un primo passo fu la Contarex Professional, che però non ebbe molto successo (fu costruita in appena 1500 pezzi), e fu tolta di produzione dopo un solo anno, quando fu sostituita dalla Contarex Super, che invece rimase in produzione fino al 1972. Ne furono costruiti 13.400 esemplari. A partire dal 1968 la Zeiss modificò leggermente alcuni dettagli del corpo macchina, e dunque si parla di "Contarex Super prima versione" e "Contarex Super seconda versione". Va anche citato che alcuni lotti di Contarex Super destinati al mercato austriaco furono marchiati Ziag, e che sempre nel corso della produzione il marchio "Zeiss" sostituì quello "Zeiss Ikon". Sempre nel 1968 fu lanciata una nuova Contarex, l'ultima della serie, battezzata Super Electronic a causa dell'otturatore, controllato elettronicamente. Della Super (pure costruita in due varianti, a causa di una modifica dei circuiti di alimentazione sopravvenuta in seguito) furono costruiti circa tremila pezzi. Le due Contarex Super rimasero in produzione fino alla chiusura della Zeiss Ikon.

In aggiunta alle fotocamere, a partire dal 1951 anche all'ovest riprese la costruzione di obiettivi (ad Oberkochen), sia per le proprie fotocamere, sia per clienti esterni. A differenza di quanto accadeva prima della guerra, però, la Zeiss iniziò ad attuare una selezione piuttosto rigida dei propri clienti. In linea di massima, ad essere privilegiati nella fornitura furono solo la Franke & Heidecke, produttore delle fotocamere Rollei, di cui già dagli anni Trenta la Zeiss era fornitrice di ottiche, la Robot (per poco tempo) e, a partire dal 1953, la svedese Hasselblad, con cui il sodalizio continua ancor oggi; altri clienti della Zeiss furono la Linhof e la Graflex.

L'attività della Hasselblad era iniziata già nel 1940, con le forniture di apparecchi fotografici all'aeronautica svedese; nel 1948 ci fu la prima fotocamera per usi civili, la 1600F, una reflex 6x6 ad ottiche intercambiabili, con otturatore a tendina sul piano focale ed ottiche Kodak. Dal 1953, però, il ruolo di fornitore esclusivo degli obiettivi fu assunto dalla Zeiss. Nel 1957, poi, la casa svedese passò all'otturatore centrale a lamelle, incorporato in ogni obiettivo, sia per poter avere la sincronizzazione flash su tutti i tempi sia per la maggiore affidabilità dimostrata da questo tipo di otturatori; e fu ancora la Zeiss, produttrice degli otturatori Syncro Compur, a divenire fornitore esclusivo della Hasselblad, costruendo per le 6x6 svedesi una nutrita schiera di ottiche (Planar, Distagon, Sonnar e Tessar) di varie lunghezze focali e luminosità. Uno degli obiettivi più pregiati realizzati dalla Zeiss per la Hasselblad fu sicuramente il Biogon 38mm f/4.5, progettato nel 1954 da Bertele per corredare una fotocamera grandangolare appositamente costruita, la Hasselblad SW. Le prestazioni di tale obiettivo erano tali che ancora oggi, a quasi mezzo secolo di distanza, lo schema ottico è rimasto perfettamente immutato. Probabilmente altrettanto pregiato è il Sonnar 250mm f/5.6 Superachromat presentato nel 1972 sia per il sistema Hasselblad che per quello Rolleiflex; tale obiettivo è virtualmente esente da ogni tipo di aberrazione, grazie alla presenza di un elemento al fluoruro di calcio (più corretto rispetto ai vetri ottici). Come è stato detto, il Sonnar Superachromat "pone una pesante ipoteca sulla possibilità di migliorare ancora la resa ottica degli obiettivi fotografici".

Sempre nel dopoguerra, in relazione alla rinascita del sistema Contax a telemetro, nel 1954 Bertele progettò un nuovo grandangolare, molto corto (21mm) e dalla luminosità di f/4.5. Tale obiettivo fu battezzato Biogon, ma il suo schema ottico non ha nulla a che vedere con il Biogon da 35mm già esistente, progettato nell'anteguerra per le prime Contax a telemetro; ed è anche leggermente diverso da quello del Biogon 38mm progettato nello stesso periodo per la Hasselblad SW.

Un altro obiettivo molto pregiato realizzato dalla Carl Zeiss fu sicuramente l'Hologon, un grandangolare estremo presentato nel 1969 e progettato da Erhald Glatzel. L'Hologon ha una lunghezza focale di 15mm ed è privo di diaframma; ha una luminosità massima di f/8, e nonostante i suoi 120° di angolo di campo non accusa la distorsione tipica dei fish-eye. A causa di una certa vignettatura, l'Hologon va utilizzato con uno speciale filtro digradante. Il suo schema ottico molto particolare (tre sole lenti) lo rende un risultato assolutamente straordinario sul piano della pura ricerca scientifica. Recentemente una versione modificata dell'Hologon, con lunghezza focale di 16mm, è stata presentata per il sistema Contax G.

Per il sistema Contarex, lanciato come si è detto nel 1959, la Carl Zeiss si mobilitò per creare un parco ottiche di livello adeguato alla fotocamera, e vi riuscì. A tutt'oggi, il corredo delle Contarex è di livello qualitativo assolutamente strepitoso; bisogna anche dire che per la prima volta nella storia della fotografia un intero parco ottiche presentava la stessa dominante cromatica. Il corredo Zeiss per Contarex, inizialmente costituito da un Planar 50mm f/2, da un Distagon 35mm f/4, da un Biogon 21mm f/4.5 e dai due Sonnar 85mm f/2 e 135mm f/4, negli anni seguenti andò ampliandosi con altre ottiche di svariata focale e luminosità, dal Distagon 25mm f/2.8 fino al Mirotar 1000mm f/5.6. Nel 1967 fu presentato un Distagon 18mm f/4, un grandangolare retrofocus, il cui schema ottico si presenta talmente perfetto da risultare a tutt'oggi insuperato. Questo stesso obiettivo, modificato solo nell'attacco, è a tutt'oggi in produzione per il sistema Rolleiflex e per quello Contax/Yashica.

Negli anni '70 il sistema Contarex vide la presentazione dei primi zoom (Vario-Sonnar 40-120mm e 85-250mm) e di un ulteriore grandangolare, un Distagon 15mm f/3.5, che abbattè dunque la barriera (ritenuta insuperabile) dei 18mm. Con innesto Contarex, il 15mm f/3.5 sembra sia stato costruito in appena due esemplari, ma anch'esso è ancora in produzione sia per il sistema Rollei che per quello Contax-Yashica (ed il suo schema ottico è stato acquistato da Leica per il suo Super Elmar R). Sempre per il sistema Contarex vanno citati un Distagon-F 16mm f/2.8 (fisheye, costruito in circa centocinquanta esemplari), e lo splendido Planar 85mm f/1.4, costruito per Contarex in soli quattrocento esemplari ed a tutt'oggi in produzione per il sistema Contax-Yashica, un'ottica superba ed ineguagliata dal livello qualitativo assoluto.

Un altro obiettivo di cui si deve fare menzione è il Planar 50mm f/0.7, progettato per le esigenze della NASA e successivamente utilizzato dal regista Stanley Kubrick per la ripresa di alcune scene del film "Barry Lyndon". Infine, non si può non citare il Distagon 35mm f/1.4, uno dei primi obiettivi al mondo ad essere dotato di una lente asferica.

Con la fine degli anni '50 la Zeiss Ikon di Stoccarda decise di tagliare il settore del medio formato e di concentrarsi sulle fotocamere per 35mm. Questa decisione, in sé né giusta né sbagliata, si concretizzò però in una politica commerciale del tutto errata: da una parte venne creato lo splendido sistema Contarex, di cui si è parlato poco sopra, e dall'altra vennero lanciate via via numerose fotocamere molto semplici, prima con i nomi (ancora) di Contina e Contessa, e poi Continette, Contina Matic, Contessa Matic, Contessa Mat, Colora, Tenax, Symbolica, Ikonette, Ikomatic, e così via. Una schiera di prodotti dal livello qualitativo medio-basso, sfornati a getto continuo, che causarono sovrapposizioni commerciali e disorientamento della clientela; tanto che la Zeiss Ikon si trovò per anni ad operare in perdita, finché la Carl Zeiss non giunse alla decisione di chiuderla definitivamente.

Da un punto di vista generale, negli anni Sessanta la Carl Zeiss godeva di ottima salute. Il suo primato in materia di ottica non era in discussione e la sua politica di assorbimento di altre industrie era proseguita. Col passare degli anni un numero sempre crescente di produttori di vetri ottici, obiettivi, fotocamere, otturatori, utensili vari, binocoli e così via era divenuto parte dell'imponente complesso industriale di Stoccarda. Nel 1956, addirittura, la Carl Zeiss aveva acquisito il controllo della gloriosa concorrente Voigtlander, e dieci anni dopo l'avrebbe assorbita del tutto.

Nel settore delle fotocamere, però, la situazione non era così rosea. La Zeiss Ikon era presente sul mercato con una serie di sistemi ottici spesso in concorrenza gli uni con gli altri. Le Contaflex ostacolavano le vendite delle Contax a telemetro da una parte e quelle delle Contarex dall'altra; ed il fatto che fossero sdoppiate in due linee non compatibili (uno più pregiata, con obiettivi Tessar; l'altra con i più modesti Pantar) complicava ulteriormente le cose. L'assorbimento della Voigtlander, con il proliferare di nuovi prodotti, acuì il problema, aggiungendo ai vari sistemi di matrice Zeiss quello delle fotocamere Voigtlander, la Ultramatic e la Bessamatic.

Dal canto suo, la famiglia di fotocamere economiche marchiate Zeiss era cresciuta a dismisura. A partire dal dopoguerra si erano via via susseguite fotocamere quali la Contessa (due versioni, in produzione fino al 1955), la Contina (in sette versioni diverse, fino al 1957), la Continamatic (tre modelli), la Symbolica, la Ikonette3, e poi, a partire dal 1959, la Continette, la Colora (tre versioni), e un'altra serie di fotocamere battezzate Contina, presentate nel 1962 e rimaste in produzione per tre anni. Anche il marchio Contessa venne riesumato, nel 1960, per lanciare un'altra serie di fotocamere, che nelle sue varie versioni (una quindicina di varianti, quasi tutte dotate di obiettivo Tessar) rimase in produzione fino al 1972, anno di chiusura della Zeiss Ikon.

Se a tutti questi prodotti si aggiungono le già citate famiglie di fotocamere Contax, Contaflex e Contarex, senza contare altre linee per il medioformato (Ikoflex, Box Tengor, Ikonta, Super Ikonta, Nettar... un'altra trentina di fotocamere prodotte dal 1940 al 1960) si intuisce facilmente come la politica commerciale della Zeiss Ikon, con la sua tendenza ad offrire un prodotto specifico per ogni singola esigenza fotografica, non fosse in grado di reggere il passo con i tempi.

La Zeiss Ikon continuò dunque ad operare in perdita per diversi anni finché, alla Photokina dl 1970, la Carl Zeiss rese nota l'intenzione di chiuderla, cosa che avvenne nel 1972. Ciò fatto, la Carl Zeiss creò una società (la Carl Zeiss Contarex Vertrieb) per lo smaltimento delle rimanenze, società che dopo aver esaurito il suo compito fu chiusa a sua volta nel 1975.

L'eccessivo proliferare di prodotti, spesso in concorrenza fra loro, non costituisce però l'unica spiegazione del fallimento commerciale della Zeiss Ikon. Bisogna anche considerare che a partire dagli anni '50-'60 tutto il mercato della fotografia stava cambiando, con l'avvento dei produttori giapponesi, i quali stavano via via colmando il divario tecnologico con quelli europei (e cioè tedeschi), offrendo prodotti sempre più competitivi ed a costi nettamente inferiori. La mancanza di compromessi sulla qualità, e quindi sui prezzi finali, fece sì che a lungo andare la Zeiss si trovasse completamente fuori mercato. Il sistema Contarex era, sia dal punto di vista delle fotocamere che da quello degli obiettivi, assolutamente eccelso in termini di qualità, ed il prezzo di mercato era conseguentemente elevatissimo; ma anche le fotocamere in teoria più economiche della Zeiss non potevano competere con i prezzi che produttori quali Nikon, Minolta e Pentax potevano praticare. I tecnici Zeiss progettavano con costi notevolissimi delle fotocamere robustissime, affidabili, virtualmente eterne; e ciò, nell'epoca del consumismo nascente, non corrispondeva più ai bisogni del mercato, maggiormente attratto dalle continue innovazioni tecnologiche, collegato al vivace ricambio di modelli offerto dai produttori giapponesi. In sintesi, la filosofia della "fotocamera eterna, indistruttibile, senza compromessi sulla qualità", esemplificata al massimo dalla linea Contarex, non era più adatta al mercato fotografico mondiale. La testardaggine con cui la Zeiss Ikon perseguì questa politica di qualità senza compromessi e ad ogni costo, alla lunga si ripercosse sui numeri di vendita, e ciò, unito agli elevatissimi investimenti effettuati, diede luogo alle continue perdite di cui si è detto.

Con la chiusura del settore fotocamere, la Carl Zeiss non ha trascurato di cercare un modo per rientrare indirettamente nel settore della produzione di apparecchi fotografici. Già nel 1972 erano cominciate le trattative con la giapponese Yashica, anche se la collaborazione in corso con la Asahi Pentax sembrava indicare che sarebbe toccato a quest'ultima il compito di raccogliere l'eredità Zeiss; ed alla Photokina del 1974 fu lanciata una nuova fotocamera reflex elettronica, denominata Contax RTS, con un design targato Porsche e con un innesto obiettivi di nuova concezione che da quel momento in poi sarebbe stato condiviso dalle future fotocamere Yashica. Il nuovo parco ottiche era in gran parte derivato dal sistema Contarex.

Le "nuove" Contax, dunque, sono fotocamere elettroniche di robusta fattura, prodotte in Giappone dalla Yashica, e che rilanciano il marchio prestigioso nato nel 1932 con la Contax a telemetro e poi ripescato nel dopoguerra sia dalla Zeiss di Stoccarda che da quella di Dresda per altre fotocamere. Dalla RTS del 1974 ad oggi si sono susseguiti tredici modelli, che rappresentano un equilibrato connubio fra il progresso tecnologico ed il sapore della tradizione. Ed a tali reflex si sono aggiunte, a partire dal 1984, altre fotocamere: quattro compatte 35mm, due fotocamere autofocus a telemetro (Contax G1 e G2, con relativo, splendido parco ottiche), una compatta APS, per finire con l'ultimissima arrivata, una reflex 6x4.5 autofocus. Bisogna anche segnalare che nel 1983 la multinazionale giapponese Kyocera ha acquistato la Yashica, e dunque da quell'anno in poi tutte le Contax sono prodotte dalla Kyocera (la prima reflex ad essere marchiata Kyocera fu la 159MM, presentata nel 1984; ma la prima fotocamera era stata, l'anno prima, una pregevole compatta, la Contax T). Ovviamente, gli obiettivi per tutte queste fotocamere sono di provenienza Carl Zeiss, che ad Oberkochen (ma con una rete di filiali e consociate sparse in tutto il mondo) continua la sua attività nel campo della ricerca, progettazione e produzione ottica; a tutt'oggi continua a produrre obiettivi fotografici e cinematografici, binocoli, microscopi, lenti a contatto, e altri prodotti nei settori dell'ottica, della medicina e della chirurgia, per fotogrammetria, misurazioni industriali, e così via.  

Articolo di Agostino Maiello

 

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