Prime forme di fotografia
I primi fotografi furono dei veri e propri pionieri. E' risaputo che la maggior parte di loro fabbricava in proprio gli apparecchi fotografici e i materiali sensibili, oltre che le stesse soluzioni utilizzate per lo sviluppo. Malgrado ciò questi antichi sperimentatori sono riusciti ad ottenere delle immagini da tramandare che, soprattutto se realizzate in bianco e nero e non nei diversi viraggi possibili, possono dare la sensazione di fotografie moderne (se non fosse ovviamente per le caratteristiche dei soggetti ritratti). A tal proposito riporto una foto scattata nel 1850 da James Robertson a Costantinopoli, utilizzando la tecnica della carta al collodio umido.
Della prima foto in assoluto a noi pervenuta, realizzata da Niepce, abbiamo già parlato nel paragrafo precedente. Si tratta di un punto fermo, del primo tentativo andato a segno di fissare in maniera perlomeno stabile un'immagine visibile in piena luce. Possiamo dire che da qui parte la ricerca fotografica.
Sappiamo che questa venne condotta, almeno inizialmente, secondo due principali direttrici rappresentate dalla tecnica della dagherrotipia e da quella della calotipia. Ciò determinò addirittura una disputa tra i sostenitori dell'una e dell'altra tecnica fotografica: tra chi considerava la fotografia come uno specchio fedele delle cose e chi invece come una verità poetica. I dagherrotipisti preferivano la maggiore definizione delle immagini dagherrotipe che, per il fatto di essere realizzate su di una lastra di rame argentato, davano l'impressione di uno specchio metallico o addirittura di "uno specchio fornito di memoria". D'altro canto i calotipisti sostenevano le caratteristiche della superficie matt delle loro stampe che rendevano le immagini appena incorporate nella carta, tanto da ricordare la delicata incompletezza di certi disegni. E' appena il caso di sottolineare che la possibilità di riprodurre le copie (utilizzando il negativo) offerta dalla tecnica della calotipia non rientrava assolutamente nella questione, dibattuta invece su considerazioni quasi concettuali.
Ma, nel 1851, lo scultore inglese Frederick Scott Archer mise a punto un procedimento denominato "al collodio" per realizzare dei negativi su lastra di vetro. Nei venti anni successivi questo metodo sostituì quasi completamente la calotipia e la dagherrotipia perchè univa i vantaggi delle due tecniche: dava infatti un'immagine molto dettagliata che poteva essere riprodotta in moltissime copie.
In interni la "fotografia su lastra umida", come veniva chiamata, era abbastanza semplice. Ma per fotografare all'aperto bisognava trasportare tutta l'attrezzatura per il trattamento sul posto e organizzare una camera oscura vicino al cavalletto.
Ciò nonostante alcuni fotografi riuscirono a riportare in patria immagini su lastra umida da luoghi lontani come l'Egitto e l'Himalaya e persino dai campi di battaglia.
Negli anni successivi la stessa tecnica del collodio venne ulteriormente sviluppata da altri fotografi viaggiatori. Essi trattavano il negativo al collodio con un composto di mercurio riuscendo così a sbiancare l'immagine. Successivamente rivestivano la lastra di vetro sul suo retro con del tessuto, della carta o della vernice nera. Così facendo ottenevano un ambrotipo, cioè un'immagine positiva simile al dagherrotipo.
Contemporaneamente, soprattutto negli Sati Uniti, si sviluppava la tecnica dei ferrotipi. Questa, prescindendo dall'utilizzo della lastra di vetro, consisteva nel rivestire di collodio una lastra di metallo laccata di nero, nel sensibilizzarla e nell'esporla per poi svilupparla come una qualsiasi altra lastra umida.
Questi ultimi due metodi, semplici ed economici, resero i ritratti più accessibili alla stragrande maggioranza delle persone.
Verso la fine dell'Ottocento il mondo della fotografia subì una vera e propria rivoluzione con l'introduzione della lastra asciutta ricoperta di gelatina. Ciò consentì di abbandonare il macchinoso procedimento al collodio in quanto i fotografi potevano comperare direttamente dai fornitori le lastre già preparate il cui sviluppo poteva essere anche rimandato anche di un mese. Tra l'altro i fotografi viaggiatori avevano adesso la possibilità di spostarsi senza doversi sobbarcare il peso della camera oscura portatile e di tutto il materiale per lo sviluppo. Le lastre asciutte avevano anche un altro, enorme vantaggio: erano più sensibili alla luce così che si potevano sperimentare anche esposizioni brevissime. I fotografi adesso disponevano di un otturatore per i loro apparecchi, senza dover più adoperare il cappello per mascherare per pochi secondi i loro obiettivi! Addirittura, nelle giornate di sole, si rendeva inutile anche l'uso del cavalletto: ciò contribuì alla nascita e allo sviluppo dell'apparecchio a mano libera. le foto che prendevano vita adesso erano prive di quelle macchie formate da veicoli o animali in movimento e dai contorni "instabili" delle figure cui era stato chiesto di rimanere in assoluta immobilità.
Un altro grande, fondamentale passo in avanti verso la moderna forma di fotografia venne compiuto da George Eastman, un fabbricante di lastre a secco di Rochester, nello stato di New York. Nel 1885 egli introdusse l'uso di una carta in rotoli sensibilizzata al posto delle singole lastre asciutte. Tre anni dopo lanciò un nuovo apparecchio, denominato Kodak (una parola inventata e scelta per il suo impatto fonetico). Si trattava di una scatola nera, con un semplice obiettivo ed un elementare otturatore, in cui era inserito un rullo di carta abbastanza lungo da consentire la ripresa di 100 immagini circolari. I fotografi, al posto di sviluppare da soli la pellicola, inviavano tutto il dorso dell'apparecchio al fabbricante che sviluppava e stampava la pellicola esposta. L'apparecchio Kodak era semplice da usare, non necessitava di nessuna regolazione e poteva essere tenuto in mano senza ingombri di sorta. Eastman conò per il suo apparecchio questo slogan: "Voi premete il pulsante, noi facciamo il resto". Questo segnò la nascita della fotografia moderna: in pochi anni milioni di persone presero contatto col mondo della fotografia.
Ma, quasi contemporaneamente, si sviluppava un'altra appassionante sperimentazione nel mondo della fotografia: la ricerca del colore.