La mostra fotografica
Ce l’avevo in mente da tempo.
La passione per la fotografia mi accompagna fin da ragazzo e da circa dieci anni colleziono fotocamere d’epoca, affascinato come sono dalla storia dei grandi marchi tedeschi degli anni trenta. Non sono Matusalemme (ho 45 anni) ma una certa dimestichezza con obiettivi e otturatori sento di averla acquisita e allo stesso tempo di aver raccolto in questi anni del materiale abbastanza interessante da potere essere esposto a vantaggio di altri appassionati come me; di giovani fotografi fin troppo abituati a scattare senza ragionare; di semplici curiosi.
Ci ho pensato a lungo.
Vivo infatti in una terra, la provincia di Pesaro e Urbino, dove di casa è la cultura del motore e dove è facile trovare chi colleziona, restaura, ricerca e scambia motorini e moto e auto… Più difficile trovare chi tratta materiale fotografico d’epoca o che ne sia affascinato al punto di farne uno dei suoi hobby principali. D’altra parte io stesso costituisco nella mia zona una sorta di “mosca bianca” e gli stessi amici o conoscenti che frequentano casa mia, ogni volta che illustro loro il mio ultimo acquisto, non vanno oltre un classico “Ah, questa è un’altra…”
Ho voluto provarci anche malgrado lo scetticismo iniziale di mia moglie che, da razionale donna contabile qual è, ha cercato subito di mettermi in guardia sull’eventualità di una probabile delusione. Ma ormai ero deciso…
Scartata nel giro di pochi giorni la possibilità di affittare un locale nel corso di Fossombrone (considerando quello che mi è stato chiesto), verso la fine di novembre 2004 ho deciso di interessare della cosa l’Assessore alla cultura del mio Comune il quale ha espresso, dopo che gli ho illustrato ciò che avevo in mente, la sua disponibilità e quella dell’Amministrazione, garantendomi la possibilità di utilizzare la bellissima chiesa barocca di san Filippo (completamente restaurata di recente) come sede della mostra e anche il patrocinio del Comune. Dopo vari incontri abbiamo fissato la data (dal 16 al 25 maggio 2005) così che ho potuto dare il via alla realizzazione del mio progetto di esposizione che non si limitasse ad una sterile sfilata di apparecchi fotografici ma che rendesse possibile al visitatore calarsi nella realtà fotografica del periodo preso in considerazione (gli anni trenta) attraverso quanti più aspetti possibili del medesimo disegno artistico strettamente legato alla fotografia. Ma le idee su come allestire la mostra mi venivano in mente durante le fasi della realizzazione, segno che il progetto mi “prendeva” e che doveva essere realizzato.
Ho pensato di intitolare la mostra “Anni trenta: la nascita della fotografia moderna” un po’ perché ritengo che quello sia il periodo dell’esplosione del formato 35mm e un po’ anche perché la mia collezione di fotocamere si basa quasi esclusivamente su macchine di quegli anni o di quelli immediatamente precedenti. E di quell’epoca è anche la regista/fotografa a cui mi sono ispirato come “madrina ideale”, la cui foto mentre impugna una Leica compare nella locandina che ho realizzato: Leni Riefenstahl.
Un paio di settimane prima dell’inizio della mostra ho cominciato a fotocopiare le locandine che ho provveduto a distribuire nei vari negozi e punti di ritrovo, insieme a brochure divulgative realizzate sempre in proprio utilizzando Publisher. La prima fase, quella teorica, era praticamente compiuta. Rimaneva dapprima l’allestimento delle strutture espositive vere e proprie, poi quello del materiale.
Una settimana prima dell’inizio della mostra, insieme ad un operaio del Comune, ho montato e rivestito con della stoffa nera otto pannelli che mi sono stati messi a disposizione insieme a quattro belle e voluminose bacheche di vetro, disponendo queste strutture espositive in modo tale che le bacheche occupassero la parte centrale dell’ingresso della chiesa e intorno venissero a trovarsi in maniera simmetrica i pannelli. All’ingresso ho sistemato un treppiedi destinato ad ospitare il “guest book” per le firme dei visitatori; da un lato un bel tavolo d’epoca per me dove avevo sistemato, come fosse una scrivania, un telefono d’epoca in bachelite e una bella macchina per scrivere a castello dello stesso periodo. Al centro della chiesa, tra le vetrine, ho posizionato un cavalletto con una bella pubblicità originale della Voigtlander Brillant.
La sera prima dell’inizio della mostra ho portato il materiale per l’allestimento e, con l’aiuto di mia moglie, ho sistemato tutto nel giro di tre ore.
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Su due pannelli abbiamo disposto una ventina di ingrandimenti 20x30 e 30x30 di foto scattate con le mie macchine d’epoca e stampate in bianco e nero (alcune leggermente virate). In un altro pannello delle foto originali di un fotografo triestino degli anni trenta, Zamberlan Arnaldo, che oltre a gestire un negozio collaborava con la Gazzetta dello Sport fotografando eventi sportivi. In un altro abbiamo disposto delle pubblicità d’epoca originali di apparecchi fotografici del periodo, tratte dalla rivista “Le Vie d’Italia”. Il quinto ed il sesto pannello l’abbiamo riservato ai testi informativi sulla storia del grandi marchi fotografici del periodo (Zeiss Ikon – Leitz – Ihagee – Franke & Heidecke). Un altro pannello ha accolto testi sui vari aspetti della storia della fotografia mentre sull’ultimo abbiamo disposto delle riproduzioni, ingrandite, tratte da un catalogo di vendita in cui si presentano le macchine (esposte nelle bacheche) con la descrizione tecnica e con i relativi prezzi.
Al centro della chiesa le quattro bacheche di vetro. Nella prima era alloggiato del materiale per camera oscura tra cui delle tank di sviluppo per pellicola e per lastre, una taglierina e un bellissimo ingranditore d’epoca Zeiss-Ikon. Nella seconda trovavano spazio foto d’epoca, cartes de visite, lastre originali sviluppate e non, esposimetri e vari accessori per ripresa. Nella terza c’erano esclusivamente libri di tecnica e di storia delle grandi ditte fotografiche tedesche. Nelle ultime due ho sistemato le macchine fotografiche e alcune borse a corredo.
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Il fine di questa sistemazione era quello di invitare il visitatore ad un breve percorso che lo inserisse il più possibile nella realtà storica della fotografia del periodo preso in considerazione. Infatti oltre che vedere le macchine fotografiche poteva constatare come esse fossero in grado di dare buoni risultati anche oggi; poteva vedere quanto queste costassero a quei tempi; come le utilizzavano i fotografi del tempo; con che mezzi si sviluppavano e stampavano le pellicole e le lastre. Allo stesso tempo ho cercato di dare la possibilità di approfondire l’interesse per qualche modello attraverso i testi consultabili sui pannelli.
In seno a questa esposizione ho cercato di inserire una storia a parte con l’intento di dimostrare quanto la tecnologia di quei tempi avesse tramandato fino quasi ai nostri giorni nell’ambito della medesima produzione fotografica. Per far questo mi sono servito di una serie di fotocamere Ihagee Exakta che colleziono perché da sempre mi affascinano: accanto ad una Exakta B del 1934 ho posto una Kine Exakta del 1938 come esempio della produzione pre bellica, affiancandole alla produzione dell’est successiva al secondo conflitto mondiale dimostrando come fossero rimaste pressoché invariate. E allora ho posizionato una Exakta II del 1949, una Varex Vx del 1956, una Varex IIa del 1962 una Varex IIb del 1963 una Varex 1000 del 1967 ed infine una Varex 500 del 1970. Insomma mi sembra di aver dato una buona panoramica di quella che doveva essere una mostra di materiale fotografico degli anni trenta. E la parata di Exakta testimoniava questa sorta di continuità fino ai nostri giorni. Inutile specificare però che le regine della mostra rimanevano le insuperabili Zeiss Ikon Contax a telemetro, le Leica, le biottiche Franke & Heidecke Zeiss Voigtlander, i bellissimi soffietti tra cui la mia adorata Super Ikonta, le macchine del tipo press camera, e altre ancora tutte testimoni di un’epoca d’oro per la storia della fotografia.
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Per accogliere le persone che sarebbero intervenute non ho preparato alcun tipo di buffet, né ho voluto pensare a nessuna forma di inaugurazione: i visitatori potevano fare il loro ingresso liberamente accolti dalla sensuale voce di Billie Holiday (la mia cantante preferita) che era diffusa nel locale attraverso i miei cd (so che per rimanere in tema avrei dovuto portare il mio grammofono, ma vi ho rinunciato per motivi di praticità).
Tutto era pronto, rimaneva da verificare quanto tutto questo potesse interessare la gente.
E devo dire che la gente ha risposto bene. I visitatori sono stati parecchi e quasi equamente distribuiti nell’arco del periodo di apertura della mostra con particolare affluenza,ovviamente, il sabato e la domenica. Molti i conoscenti e gli amici, a cui era già nota la mia passione, che mi hanno fatto visita volentieri anche se non particolarmente interessati al mondo della fotografia. Molti i curiosi, attirati dai manifesti posti all’ingresso del portale della chiesa e forse anche dalla magica musica jazz che ne proveniva, anche se a basso volume. Parecchi anche gli appassionati sia di fotografia che di cose antiche in genere. Alcune scolaresche hanno poi dato un tono di giovane vivacità all’ambiente, manifestando in alcuni casi un sincero interesse.
Mi è sembrato insomma che l’intento perseguito fosse stato raggiunto. Almeno questa è stata la sensazione di una delle ultime mattine quando, dopo che la cosa si ripeteva per l’ennesima volta, attorno alle bacheche della chiesa si radunavano alla spicciolata diversi amici a discutere di ottiche, soffietti, corpi gloriosi e di storia della fotografia. A quel punto ho capito che quello che volevo l’avevo ottenuto: un centro di cultura fotografica, anche se limitato nel tempo, che servisse per discutere di quest’arte a 360 gradi. Debbo riconoscere, senza dare l’impressione di esagerare, che sono stati bellissimi momenti che mi hanno ripagato ampiamente dell’impegno profuso. Ma la soddisfazione mi è stata data anche dall’interesse, più o meno ostentato, del pubblico dei curiosi che si sono avvicendati durante i vari giorni. Che fossero tali si capiva subito dal fatto che, stando a quanto dicevano, avevano quasi tutti una macchina uguale a quella esposta… (non sapevo che a Fossombrone e dintorni fossero così diffuse la Leica, le Contax e le Exakta!). Tra i visitatori anche molti stranieri, specialmente tedeschi che, con evidente soddisfazione, hanno riconosciuto subito la nazionale paternità della maggior parte dei modelli esposti. Qualcuno addirittura, sull’onda dell’entusiasmo per l’iniziativa, mi ha portato in regalo la sua vecchia macchina fotografica (una Zorky 4 in un caso e una Voigtlander Vito II nell’altro). Molti i contatti con appassionati, collezionisti, alcuni operatori del settore. Gradite sono state anche le visite dei fotografi locali che hanno apprezzato anche le stampe ottenute con le macchine esposte.
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Insomma un’esperienza positiva che però, so benissimo, corre il rischio di rimanere una voce inascoltata se attorno ad essa non si calamita qualcosa di simile proveniente dall’esterno. Per quello che mi riguarda non chiudo le porte a nessuno e per quel che posso cerco di approfondire continuamente la mia conoscenza in materia tant’è che nel mese di agosto 2005 (mentre scrivevo era la fine di giugno dello stesso anno) ho compiuto una sorta di pellegrinaggio a Dresda con una visita a Jena e Gorlitz per immergermi, a 60 anni dal bombardamento della città, nell’atmosfera geografico-culturale della culla della fotografia agli inizi del novecento. ho documentato questo mio viaggio tanto atteso con la mia nuova Nikon D70 (come si fa a rinunciare al digitale?), un paio di corpi Exakta e vari obiettivi (quale macchina meglio di una Ihagee Dresden?) e con mia moglie che alla fine si è convinta ad accompagnarmi rinunciando al mare per qualche giorno.